Raramente, nel corso delle campagne elettorali, abbiamo sentito parlare, tanto spesso, di "giovani". E di giovinezza, gioventù. Raramente, in precedenza, i "giovani" sono stati esibiti, in modo altrettanto vistoso.
Come vessilli, feticci, bandiere. Testimonial della volontà dei partiti di cambiare. Se stessi. E, più in generale, la società. Incapace di rinnovarsi. Monca del futuro.
I giovani, da parte loro, seguono con attenzione la campagna elettorale sui media. Ne discutono in famiglia e con gli amici. Quasi metà di essi (fra 18 e 29 anni) afferma di interessarsi (molto o abbastanza) di politica, in questa fase. Dieci punti in più rispetto alla media generale degli elettori (indagine Demos, condotta nei giorni scorsi). Non è un caso che il tasso di incertezza elettorale, fra i giovani, sia il più basso, nella popolazione (lo conferma Renato Mannheimer, sul Corriere della Sera).
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D'altronde, nell'ultimo decennio, hanno espresso grande capacità di mobilitarsi, su tematiche diverse: la scuola, il lavoro, la pace, la solidarietà. Un'abitudine che sembrano non aver perduto. Visto che, per migliorare la società, considerano utile (sondaggio Demos) partecipare a manifestazioni, impegnarsi nel mondo associativo e, perfino, nei partiti.
Tuttavia, negli ultimi anni il loro orientamento politico pare cambiato. Non rovesciato, intendiamoci. Piuttosto, modificato. Negli anni Novanta, infatti, il voto giovanile si era spostato decisamente a sinistra. In particolar modo (come hanno mostrato, in modo esplicito, le indagini di Itanes), alle elezioni del 2001 e, in misura più limitata, nel 2006.
Oggi, alla vigilia delle elezioni, si assiste a un sostanziale riallineamento tra le diverse posizioni. Fra i giovani (18-29 anni), infatti, prevale - di poco - l'alleanza guidata dal Pdl. Che supera di circa 5 punti quella guidata dal Pd (indicazioni coerenti provengono da sondaggi di Ipsos ed Eurisko). I due partiti maggiori, in effetti, si equivalgono. Per cui la distanza è determinata dagli apparentamenti. La base giovanile della Lega, infatti, è molto più consistente rispetto a quella dell'Italia dei valori. Non va trascurato, inoltre, che, fra i giovani, la Sinistra Arcobaleno - due anni fa alleata dell'Ulivo - dispone di un consenso rilevante: intorno all'8%.
L'esperienza del lavoro, secondo tradizione, sposta l'orientamento elettorale dei giovani verso destra. La condizione di studenti e un titolo di studio elevato spingono, invece, il voto più a sinistra. Ma in misura meno rilevante, rispetto al passato recente (rilevato dalle indagini di Itanes).
Fra coloro che votano per la prima volta, infine, il Pd e la Sinistra risalgono. Le distanze tra Berlusconi e Veltroni si annullano. Ciò suggerisce come lo slittamento a destra riguardi i giovani "più vecchi".
Per alcune ragioni, che proviamo a elencare.
1. Insieme all'età, matura l'esperienza di lavoro. E lavorare (per quanto possa apparire singolare), soprattutto nel privato, induce a votare (maggiormente) a destra. D'altronde, il lavoro nel privato si svolge, ormai, prevalentemente in aziende di piccola dimensione. Inoltre, i giovani passano attraverso esperienze informali, individuali e intermittenti. Lontano dal sindacato. Peraltro, nel lavoro si sono affermati significati, valori e attori esterni alla sinistra: la flessibilità, l'imprenditorialità; Berlusconi.
2. Negli ultimi anni, soprattutto dopo le elezioni del 2006, la società italiana è stata scossa da un vero "collasso del futuro", che ha visto i giovani protagonisti - involontari e controvoglia. Oggi, infatti, quasi due italiani su tre ritengono che i giovani, nel prossimo futuro, avranno una posizione sociale ed economica "peggiore" rispetto ai loro genitori. Quindici punti più di due anni fa. Parallelamente, si è diffusa la (ragionevole) convinzione che la società impedisca ai giovani di occupare uno spazio adeguato alle loro aspettative e alle loro capacità. D'altronde, 7 italiani (e altrettanti giovani) su 10 non ritengono necessario conseguire una laurea per accedere a un'attività professionale remunerativa. La maggioranza delle persone (60%), invece, pensa che per trovare lavoro e fare carriera occorra ricorrere a raccomandazioni. Fra i più giovani questa convinzione è ancor più condivisa (66%). Il senso del declino, che ha investito gli italiani, dunque, opprime i più giovani in modo particolare. Perché hanno il futuro davanti. Ma a loro appare un muro, difficile da valicare. Ciò li ha resi diffidenti verso i partiti. Soprattutto verso il governo di centrosinistra che li ha definiti "bamboccioni". (Anche se per denunciare le colpe degli adulti).
3. L'antipolitica ha investito la politica e i partiti. Tutti. Ma in particolare quelli di centrosinistra, la cui base si è dimostrata, da subito, sensibile alla protesta del V-day. Il cui leader, Beppe Grillo, ottiene il consenso più ampio fra i giovani (soprattutto sopra i 25 anni). Anche per questo il peso degli elettori incerti oppure intenzionati ad astenersi, fra i giovani che nel 2006 avevano votato per l'Ulivo, è molto superiore alla media.
Nel complesso, i giovani, oggi, non stanno a destra e neppure a sinistra. Il loro "spirito radicale" si esprime nell'antipolitica piuttosto che nel voto a partiti antagonisti. Non hanno scelto il riflusso nel privato, ma dimostrano un interesse politico elevato. Non rivelano, come nel passato, più o meno recente, orientamenti di voto distinti. Semmai, indistinti. Magari un po' sperduti, in questa società che rifiuta di diventare adulta. Visto che la giovinezza, secondo gli italiani, finisce a 36 anni. Ma, secondo i più anziani (65 anni e oltre), a 40.
La gioventù diventa, così, una condizione "eterna", che si dilata nel tempo e nella società. E se tutti sono giovani, per sempre, alla fine i giovani diventano un mito. Una leggenda. Una generazione invisibile. Evocata, proprio per questo, in modo incessante. Una razza protetta, a rischio di estinzione. Controllata a vista. Esibita, talvolta (nelle liste). Come i panda.
repubblicaonline
domenica 23 marzo 2008
sabato 22 marzo 2008
PERCHE' VORARE PARTITO DEMOCRATICO?
Il Partito Democratico è l'unico partito onesto... Veltroni e Di Pietro agiscono per l'Italia e per gli italiani non per i loro interessi... è giunta l'ora di togliere il nostro paese dalle mani dei criminali!!
Il PD lotta contro la corruzione, la mafia, la criminalità, per far risorgere l'ITALIA!
vota partito democratico.... è l'unica scelta giusta
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Gelato alla panna no global
In Veneto La Sinistra rischia di perdere voti per candidature indesiderate
Il dissidio con Casarini: "Lui qui è una provocazione". Il verde Caccia: "Paracadutati"
Francesco Caruso (destra) e Vladimir Luxuria, candidati di La Sinistra-L'Arcobaleno
ROMA - La bomba di panna montata colpisce lo storico Nicola Tranfaglia, 70 anni, e imbianca solamente il più lesto Francesco Caruso, il leader no global destinatario del dolce pensiero. Ma il danno è fatto e ora è in piazza in tutta la sua evidenza. Difficile anche, a questo punto, rimettere insieme i cocci.
In Veneto è guerra aperta tra la Sinistra-L'Arcobaleno e la parte forse più pesante del suo elettorato, quella dei centri sociali, degli ambientalisti e dei verdi. Un no global, a volto scoperto, ha atteso la prima uscita veneta del candidato Caruso e ha cercato di colpirlo con una coppa gelato. Un dettaglio pesantissimo a tre settimane dal voto. E ora in via Liguria, il quartier generale romano della Sinistra a Roma, ci si chiede con preoccupazione che fine faranno i circa 500 mila voti che Rifondazione, Verdi e Comunisti hanno intascato nelle politiche del 2006. Il timore è che per rabbia restino inespressi o che, sempre per rabbia, vadano "in prestito" al Pd seguendo una nuova corrente di pensiero che in Veneto attraversa tutta la sinistra e fa capo al sindaco Massimo Cacciari.
I fatti. Venerdì sera l'onorevole disobbediente, Francesco Caruso, n.2 nel collegio Veneto 2 per la Camera nelle liste della Sinistra, e lo storico contemporaneista e docente universitario Nicola Tranfaglia, n.1 per il Senato nelle stesse liste, si erano appena seduti a Venezia ai tavolini della trattoria "Al nono risorto" a due passi da Rialto per illustrare temi e contenuti della campagna elettorale.
Lo storico e il disobbediente, coppia curiosa, a suo modo complementare, lo studioso e il provocatore, entrambi napoletani. Buone chance di successo, avranno pensato i tecnici delle liste quando li hanno scelti, accoppiati e destinati al nord-est. Forse. Ma di sicuro non in Veneto dove da un paio d'anni anni si combatte la battaglia sorda tra due ex grandi amici: Luca Casarini, leader disobbediente del nord-est e Francesco Caruso, il suo omologo del sud. Per anni si sono dati appuntamento nelle piazze d'Italia e d'Europa, hanno trascinato il Movimento, sono finiti indagati, arrestati, processati. Poi due anni fa Caruso è stato candidato, è diventato onorevole e Casarini ha detto basta, chiuso. Fine di una storia.
Ora succede che la somma di due fattori, regole della legge elettorale ed equilibri interni della Sinistra-Arcobaleno, ha fatto calare dall'alto, da Roma, e proprio in Veneto i due candidati napoletani. "Una provocazione nei miei confronti" disse Casarini appena saputo della candidatura di Caruso. Venerdì sera, la trattoria "Al nono risorto" era un po' la prima tappa nel territorio della campagna elettorale. Ed è finita a coppe di gelato in faccia.
"Eravamo lì a sedere, appena arrivati, tutti intorno a un grande tavolo, clima conviviale" racconta Caruso. "E' entrato uno, mi sembrava giovane, testa rasata, giubbotto, ho appena fatto in tempo a sentire il segretario provinciale di Rifondazione che diceva "ehi, ma che fai..." e nell'aria è sibilato il biccherino gelato a base di panna". Caruso ha fatto in tempo a scansarsi ("non l'ho preso in faccia") mentre il professor Tranfaglia è stato centrato. Lo storico ci ha scherzato su: "Non sono abituato..." a scansare gelati volanti.
Il lanciatore si è dileguato. Ma non è stato difficile capire chi ha armato quella mano. Lo spiega lo stesso Caruso: "Qui in Veneto c'è chi terorizza che i Movimenti debbano restare lontani dalla politica. Io invece sostengo che la scommessa sia proprio quella di mettere insieme le due cose". E poi: "E' patetico l'atteggiamento di chi pensa che la mia candidatura qui sia contro qualcuno o una provocazione contro qualcosa". Questo "qualcuno" si chiama Luca Casarini e Beppe Caccia, leader dei verdi veneziani. "La torta in faccia non porta la nostra firma. Noi Verdi abbiamo altri sistemi" precisa Caccia. Che però critica il progetto politico della Sinistra Arcobaleno, i modi e le scelte "che seguono una logica tutta romana poco attenta a quello che nasce dal basso".
Caruso è dispiaciuto e preoccupato. E il Veneto potrebbe diventare un laboratorio per capire i destini della Cosa Rossa, del nuovo soggetto unico a sinistra ma anche del Pd. Un laboratorio dove si muovono vari personaggi in cerca, sembra, di una casa comune. C'è Luca Casarini che nel frattempo ha scritto un romanzo giallo ("La parte della fortuna", Mondadori) che mescola noir e militanza politica. Tra i ringraziamenti spicca quello "al mio cattivo maestro Toni" (Negri ndr). Entusiasta è la prefazione del sindaco Cacciari, mai stato troppo tenero col Pd, e la nota di Gianfranco Bettin, prosindaco storico di Mestre, verde da sempre, docente di sociologia. Per tutti loro Caruso e Tranfaglia sono solo nomi nomi "paracadutati" da lontano.
di CLAUDIA FUSANI
Repubblica
Sinistra l'Arcobaleno: Fausto Bertinotti a Milano
Fausto Bertinotti apre la campagna elettorale della Sinistra Arcobaleno al Teatro Smeraldo a Milano. Video di Eleonora Bianchini
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ELEZIONI: AGCOM, IMMEDIATO RIEQUILIBRIO NEI TG
ROMA - Serve un "immediato riequilibrio dell'informazione politica tra tutte le liste partecipanti alla campagna elettorale", in particolare nei tg, dove si nota un "forte squilibrio" nel rapporto tra formazioni maggiori e minori e tra Pdl e Pd, a vantaggio del primo. E' il senso dell'atto di richiamo rivolto dalla commissione Servizi e Prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni sia alla Rai sia alle tv private. La commissione - spiega una nota dell'Agcom - "ha indirizzato un atto di richiamo alle emittenti radiotelevisive pubbliche e private, per l'immediato riequilibrio dell'informazione politica tra tutte le liste partecipanti alla campagna elettorale". "Dal monitoraggio della prima settimana dell'ultima fase della campagna elettorale, dopo la presentazione delle liste, particolarmente per quanto riguarda la presenza nei notiziari delle forze politiche - spiega ancora la nota - emergono dati di forte squilibrio sia tra le due forze politiche maggiori e il complesso delle altre sia nel rapporto tra queste ultime sia, anche, in una certa misura, tra il Pdl e il Pd a favore del primo".
LE SANZIONI PER I 'DISOBBEDIENTI'
L'atto di richiamo dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni in caso di violazione della par condicio è solo il primo atto con il quale l'organismo di garanzia scende in campo a difesa delle regole della campagna elettorale in tv. Nel caso in cui le emittenti non obbediscano alla richiesta di riequilibrio, scattano le sanzioni, che vanno da una semplice multa fino alla revoca della concessione nei casi più gravi. In base alla legge Maccanico (poi modificata dalla legge 313 del 2003, dedicata alle disposizioni per l'attuazione del pluralismo nella programmazione radio tv), "i soggetti che non ottemperano agli ordini e alle diffide dell'Autorità" sono puniti con una "sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 20 mila euro". Se però la violazione "é di particolare gravità o reiterata", l'Agcom può disporre nei confronti dell'emittente "anche la sospensione dell'attività, per un periodo non superiore ai sei mesi, ovvero la revoca". Sempre all'Autorità spetta anche accertare che la Rai rispetti gli indirizzi emanati dalla commissione di Vigilanza: nel caso in cui riscontra una violazione di tali disposizioni, chiede alla stessa tv pubblica "l'attivazione dei procedimenti disciplinari previsti dai contratti di lavoro nei confronti dei dirigenti responsabili".
LE SANZIONI PER I 'DISOBBEDIENTI'
L'atto di richiamo dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni in caso di violazione della par condicio è solo il primo atto con il quale l'organismo di garanzia scende in campo a difesa delle regole della campagna elettorale in tv. Nel caso in cui le emittenti non obbediscano alla richiesta di riequilibrio, scattano le sanzioni, che vanno da una semplice multa fino alla revoca della concessione nei casi più gravi. In base alla legge Maccanico (poi modificata dalla legge 313 del 2003, dedicata alle disposizioni per l'attuazione del pluralismo nella programmazione radio tv), "i soggetti che non ottemperano agli ordini e alle diffide dell'Autorità" sono puniti con una "sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 20 mila euro". Se però la violazione "é di particolare gravità o reiterata", l'Agcom può disporre nei confronti dell'emittente "anche la sospensione dell'attività, per un periodo non superiore ai sei mesi, ovvero la revoca". Sempre all'Autorità spetta anche accertare che la Rai rispetti gli indirizzi emanati dalla commissione di Vigilanza: nel caso in cui riscontra una violazione di tali disposizioni, chiede alla stessa tv pubblica "l'attivazione dei procedimenti disciplinari previsti dai contratti di lavoro nei confronti dei dirigenti responsabili".
COME VOTARE
La legge 459/2001 - la cosiddetta "Tremaglia" - ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento la possibilità per gli italiani residenti all'estero di poter eleggere propri rappresentanti in Parlamento. Quella di aprile sarà la seconda tornata elettorale alla quale potranno partecipare gli italiani residenti all'estero, nonché i dipendenti delle Amministrazioni pubbliche centrali in missione, i militari impegnati in attività di pace e i professori e ricercatori.
Gli italiani nel mondo sono circa 3,5 milioni. La comunità più cospicua si trova in Europa (circa 2 milioni) seguita da quella nell' America del nord (885.000).
Chi può votare:
tutti i cittadini italiani residenti all' estero che abbiano compiuto entro il 13 aprile 18 anni (per il rinnovo della Camera) e 25 (per il rinnovo del Senato), che siano iscritti all'Aire (l'anagrafe della popolazione italiana residente fuori dai confini nazionali) e registrati nelle liste elettorali della circoscrizione estero.
Dove si vota:
in tutti i Paesi con i quali il governo italiano ha stipulato appositi accordi.
Per cosa si vota:
per eleggere i 12 deputati e i 6 senatori assegnati alla circoscrizione estero. Quest'ultima si compone di quattro ripartizioni:
Europa (compresi i territori asiatici della Federazione russa e della Turchia)
America settentrionale e centrale
America meridionale
Africa-Asia-Oceania-Antartide.
Come si vota:
l’elettore può decidere se esercitare la cosiddetta ‘opzione’ o se votare all’estero per corrispondenza.
Che cos’è l’opzione: è la possibilità concessa all' elettore di recarsi in Italia e votare nel proprio Comune di appartenenza.
Come si vota per corrispondenza: l'ufficio consolare invia all'indirizzo dell'elettore un plico contenente il materiale elettorale.
Chi puo' votare all'estero per corrispondenza:
tutti i cittadini italiani residenti all'estero iscritti nelle liste elettorali della circoscrizione estero.
Coloro che non risultino in queste liste possono essere ammessi al voto facendo richiesta all'ufficio consolare italiano nel Paese di residenza entro 11 giorni dalla data delle elezioni.
In quali paesi non e' possibile votare:
in 61 Paesi. Gli italiani residenti in questi Stati, ad eccezione dei militari in missione e dei dipendenti pubblici, dovranno recarsi a votare presso il seggio elettorale del proprio Comune d'origine.
Con quale metodo vengono eletti i candidati:
All'estero si vota con il metodo proporzionale puro e col voto di preferenza. Le liste che si presentano nella circoscrizione estero possono contenere fino al doppio del numero di candidati eleggibili nella ripartizione dove si presentano (esempio: i seggi spettanti all'Europa per il Senato sono due; le liste possono presentare un massimo di quattro candidati).
Come funziona lo scrutinio delle schede:
l'Ufficio consolare invia le schede agli scali aeroportuali di Roma. L'ufficio centrale della circoscrizione estero costituirà a Castelnuovo di Porto (Roma) un seggio per ogni 3.000 elettori con il compito di effettuare le operazioni di spoglio.
Quanto costera' far votare gli italiani all'estero:
in occasione delle precedenti elezioni il Ministero degli Interni stimò per ogni elettore una spesa massima di 14,55 euro.
A quanto ammontano le spese per la campagna elettorale all'estero:
Per ogni candidato è previsto un tetto massimo di 52.000 euro per ciascuna circoscrizione o collegio elettorale e di un 1 centesimo di euro per ogni cittadino residente nelle circoscrizioni o collegi elettorali nel quale il candidato si presenta. Per i partiti invece la spesa massima viene calcolata moltiplicando l'importo di un euro per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali delle circoscrizioni o dei collegi per Camera e Senato nelle quali è presente con liste o candidati.
Agevolazioni di viaggio e rimborsi:
L' elettore che non si avvarrà del voto per corrispondenza, decidendo quindi di tornare in Italia per votare, ha diritto al rimborso del 75% del costo del biglietto di viaggio.
Che cos'e' l'Aire:
L'Aire, Anagrafe della popolazione italiana residente all'estero, è stata istituita nel 1990 e contiene tutti i dati dei cittadini italiani che hanno dichiarato di risiedere all'estero per un periodo superiore ai 12 mesi. Tutti gli italiani che intendono risiedere all'estero per un periodo superiore ad un anno devono comunicarlo all' ufficio consolare competente entro 90 giorni dall'espatrio. Ogni Comune ha la propria Aire che trasmette le informazioni di cui dispone all'Aire nazionale, che è stata istituita presso il ministero degli Interni.
Le regole del voto
Gli italiani nel mondo sono circa 3,5 milioni. La comunità più cospicua si trova in Europa (circa 2 milioni) seguita da quella nell' America del nord (885.000).
Chi può votare:
tutti i cittadini italiani residenti all' estero che abbiano compiuto entro il 13 aprile 18 anni (per il rinnovo della Camera) e 25 (per il rinnovo del Senato), che siano iscritti all'Aire (l'anagrafe della popolazione italiana residente fuori dai confini nazionali) e registrati nelle liste elettorali della circoscrizione estero.
Dove si vota:
in tutti i Paesi con i quali il governo italiano ha stipulato appositi accordi.
Per cosa si vota:
per eleggere i 12 deputati e i 6 senatori assegnati alla circoscrizione estero. Quest'ultima si compone di quattro ripartizioni:
Europa (compresi i territori asiatici della Federazione russa e della Turchia)
America settentrionale e centrale
America meridionale
Africa-Asia-Oceania-Antartide.
Come si vota:
l’elettore può decidere se esercitare la cosiddetta ‘opzione’ o se votare all’estero per corrispondenza.
Che cos’è l’opzione: è la possibilità concessa all' elettore di recarsi in Italia e votare nel proprio Comune di appartenenza.
Come si vota per corrispondenza: l'ufficio consolare invia all'indirizzo dell'elettore un plico contenente il materiale elettorale.
Chi puo' votare all'estero per corrispondenza:
tutti i cittadini italiani residenti all'estero iscritti nelle liste elettorali della circoscrizione estero.
Coloro che non risultino in queste liste possono essere ammessi al voto facendo richiesta all'ufficio consolare italiano nel Paese di residenza entro 11 giorni dalla data delle elezioni.
In quali paesi non e' possibile votare:
in 61 Paesi. Gli italiani residenti in questi Stati, ad eccezione dei militari in missione e dei dipendenti pubblici, dovranno recarsi a votare presso il seggio elettorale del proprio Comune d'origine.
Con quale metodo vengono eletti i candidati:
All'estero si vota con il metodo proporzionale puro e col voto di preferenza. Le liste che si presentano nella circoscrizione estero possono contenere fino al doppio del numero di candidati eleggibili nella ripartizione dove si presentano (esempio: i seggi spettanti all'Europa per il Senato sono due; le liste possono presentare un massimo di quattro candidati).
Come funziona lo scrutinio delle schede:
l'Ufficio consolare invia le schede agli scali aeroportuali di Roma. L'ufficio centrale della circoscrizione estero costituirà a Castelnuovo di Porto (Roma) un seggio per ogni 3.000 elettori con il compito di effettuare le operazioni di spoglio.
Quanto costera' far votare gli italiani all'estero:
in occasione delle precedenti elezioni il Ministero degli Interni stimò per ogni elettore una spesa massima di 14,55 euro.
A quanto ammontano le spese per la campagna elettorale all'estero:
Per ogni candidato è previsto un tetto massimo di 52.000 euro per ciascuna circoscrizione o collegio elettorale e di un 1 centesimo di euro per ogni cittadino residente nelle circoscrizioni o collegi elettorali nel quale il candidato si presenta. Per i partiti invece la spesa massima viene calcolata moltiplicando l'importo di un euro per ogni cittadino iscritto nelle liste elettorali delle circoscrizioni o dei collegi per Camera e Senato nelle quali è presente con liste o candidati.
Agevolazioni di viaggio e rimborsi:
L' elettore che non si avvarrà del voto per corrispondenza, decidendo quindi di tornare in Italia per votare, ha diritto al rimborso del 75% del costo del biglietto di viaggio.
Che cos'e' l'Aire:
L'Aire, Anagrafe della popolazione italiana residente all'estero, è stata istituita nel 1990 e contiene tutti i dati dei cittadini italiani che hanno dichiarato di risiedere all'estero per un periodo superiore ai 12 mesi. Tutti gli italiani che intendono risiedere all'estero per un periodo superiore ad un anno devono comunicarlo all' ufficio consolare competente entro 90 giorni dall'espatrio. Ogni Comune ha la propria Aire che trasmette le informazioni di cui dispone all'Aire nazionale, che è stata istituita presso il ministero degli Interni.
Le regole del voto
Berlusconi: si' a confronto tv
(ANSA) - ROMA, 21 MAR - 'Sono assolutamente disponibile alla sfida tv con Veltroni perche' sono convinto di avere argomenti contro le parole'. Lo dice Berlusconi.
Il presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, Mario Landolfi (Pdl), afferma pero' che 'la par condicio impedisce i faccia a faccia. Se Berlusconi si confronta con Veltroni e' obbligato a farlo con tutti i candidati premier'.
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