ROMA - Serve un "immediato riequilibrio dell'informazione politica tra tutte le liste partecipanti alla campagna elettorale", in particolare nei tg, dove si nota un "forte squilibrio" nel rapporto tra formazioni maggiori e minori e tra Pdl e Pd, a vantaggio del primo. E' il senso dell'atto di richiamo rivolto dalla commissione Servizi e Prodotti dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni sia alla Rai sia alle tv private. La commissione - spiega una nota dell'Agcom - "ha indirizzato un atto di richiamo alle emittenti radiotelevisive pubbliche e private, per l'immediato riequilibrio dell'informazione politica tra tutte le liste partecipanti alla campagna elettorale". "Dal monitoraggio della prima settimana dell'ultima fase della campagna elettorale, dopo la presentazione delle liste, particolarmente per quanto riguarda la presenza nei notiziari delle forze politiche - spiega ancora la nota - emergono dati di forte squilibrio sia tra le due forze politiche maggiori e il complesso delle altre sia nel rapporto tra queste ultime sia, anche, in una certa misura, tra il Pdl e il Pd a favore del primo".
LE SANZIONI PER I 'DISOBBEDIENTI'
L'atto di richiamo dell'Autorità per le garanzie nelle Comunicazioni in caso di violazione della par condicio è solo il primo atto con il quale l'organismo di garanzia scende in campo a difesa delle regole della campagna elettorale in tv. Nel caso in cui le emittenti non obbediscano alla richiesta di riequilibrio, scattano le sanzioni, che vanno da una semplice multa fino alla revoca della concessione nei casi più gravi. In base alla legge Maccanico (poi modificata dalla legge 313 del 2003, dedicata alle disposizioni per l'attuazione del pluralismo nella programmazione radio tv), "i soggetti che non ottemperano agli ordini e alle diffide dell'Autorità" sono puniti con una "sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 20 mila euro". Se però la violazione "é di particolare gravità o reiterata", l'Agcom può disporre nei confronti dell'emittente "anche la sospensione dell'attività, per un periodo non superiore ai sei mesi, ovvero la revoca". Sempre all'Autorità spetta anche accertare che la Rai rispetti gli indirizzi emanati dalla commissione di Vigilanza: nel caso in cui riscontra una violazione di tali disposizioni, chiede alla stessa tv pubblica "l'attivazione dei procedimenti disciplinari previsti dai contratti di lavoro nei confronti dei dirigenti responsabili".
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento